In fatto di accessori per il tempo libero, multimedialità, supporto funzionalità e qualità in genere dei materiali e assemblaggio, i dispositivi Jabra, da sempre hanno mostrato il loro valore. In diverse occasioni ho potuto testare prodotti di questo marchio, dall'auricolare con connessione sempre bluetooth, privo del minimo fruscio, fino a modelli di cuffie di altissima fedeltà nella riproduzione musicale ma che anche avevano doti qualitativamente elevate nel connettersi e supportare gli smartphone. Oggi vi voglio parlare di un prodotto ROX o meglio gli auricolari ROX Wirless che ho personalmente testato in questi giorni in un'escursione montana (sotto la pioggia).Avevo messo in carica, durante la sera precedente, le cuffie con il mio PC. La carica può avvenire attraverso un cavetto (in dotazione) per l'attacco a micro-usb. La ricarica è avvenuta velocemente e - finalmente - non ci sono più quei gommini fastidiosi e che si logorano nel tempo, lasciando facilmente entrare polvere e altro nel connettore. Ora un coperchio si solleva dall'auricolare sinistro e apre alla connessione. Tutto facile. Ma poi rimaneva il dubbio circa il funzionamento per tutte quelle operazioni ordinarie: l'accensione, regolazione del volume e la sistemazione del cavo, senza il avere rischio di perdersele. Per l'accensione si deve provvedere con l'unico tasto presente sul comando posto sul filo. Tenendolo premuto per 5 secondi si accendono. Altra cosa pratica e intelligente è la sospensione dell'attività, la riconnessione e la messa in stand-by. Nessun tasto, nessuna sporgenza. Gli auricolari ROX hanno (come tutte del resto) un magnete. Bhè l'unire la cuffia R con la L, le aziona, stabilisce la connessione bluetooth e ne sospende l'utilizzo. Tutto viene segnalato visivamente da un led che è verde all'accensione, blu nello stabilire la connessione bluetooth, rosso alla sospensione del funzionamento. Aderiscono tra loro e si mettono in stand-by. Le distacchi l'una dall'altra e si riattivano e cercano la connessione. Nella scatola in dotazione (peraltro finemente rifinita) vi sono una serie di gommini intercambiabili per le diverse dimensioni del foro auricolare. Io ho le orecchie particolarmente piccole per cui fino ad oggi potevo usare solo quelle che possiedono anche l'asticella (tipo occhiali per capirci) che permette di aderire alle cuffie fuori l'orecchio. Con queste cuffie ciò non accade.
I gommini che le ricoprono sono composti da diversi materiali, uno è particolarmente gommoso, aderisce e non scivolano via. Ottime anche nell'utilizzo con il telefono, per rispondere, rifiutare o mettere in attesa. Bisognerà utilizzare il tasto unico sul filo che oltre a regolare il volume, permette di rispondere, accenderle o spegnerle.
Durata della Batteria: Non mi sono durate tantissimo. Ci ho fatto quasi due LP, ma poi sono crollate e si sono spente. Portata: All'aria aperta la distanza è notevole e senza fastidiosi frusci. In casa tutto è più limitato per via delle pareti (io vivo in una casa in tufo).e non vanno più di due stanze.
Non ho ben capito la funzione degli elastici (siliconici) che si mettono sugli auricolari stessi. Non aiutano a tenerli ben saldi, né (almeno nel mio caso) a toglierli. Però sembra possano aiutare a sigillare l'apertura della ricarica micro-usb, da polvere o altro. Connessione NFC, poggiando il cellulare sul comando unico posto sul filo, avviene immediatamente. QR Code: nella confezione c'è il QR Code, col quale ci si collega ad un app (sia Android che I-Phone) "Jabra Sound". Attraverso il codice di attivazione presente nella scatola, si accede al programma di gestione musicale e funzioni per la gestione della musica attraverso un equalizzatore che fa davvero bene il suo compito. La musica è disposta - all'interno dell'app- in modo chiaro semplice e funzionale.Nella confezione, oltre al cavetto USB/Micro usb una serie di elastici, le diverse misure per il foro auricolare, c'è una sacchetta dove poter riporre le nostre preziose compagne di passeggiate.
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venerdì 29 maggio 2015
mercoledì 27 maggio 2015
LA FUNZIONE RESET SULL'ANDROID NON CANCELLEREBBE I DATI PERSONALI SUL DISPOSITIVO
Il sistema operativo mobile Android è ad oggi il più diffuso al mondo, che detiene una quota di mercato notevolmente superiore ai principali concorrenti grazie all'enorme quantità di smartphone e tablet che rientrano in qualunque fascia di prezzo.Una importante ricerca condotta da un team dell'Università di Cambridge, ha tuttavia evidenziato un problema da non sottovalutare che riguarda la funzione di reset delle informazioni personali dal dispositivo, che non cancellerebbe tutti i dati.Il problema, scoperto su 21 dispositivi di seconda mano realizzati da cinque produttori diversi, riguarderebbe, secondo le stime, almeno 500 milioni di dispositivi che utilizzano versioni differenti del sistema operativo di Google, da Android 2.3 ad Android 4.3.
Mettendo sotto la lente di ingrandimento questi dispositivi, i ricercatori sarebbero riusciti ad accedere ai dati personali degli utenti che comprendono dati di accesso ai servizi di Google e terze parti, contenuti multimediali come foto e video e altre informazioni, dimostrando come la funzione di reset non riesca a cancellare in maniera definitiva tutti i dati contenuti nel telefono. Un problema che rischia di mettere in pericolo gli utenti, soprattutto quando si decide di vendere il proprio dispositivo credendo di aver cancellato tutte le informazioni personali. Non resta che attendere per scoprire quali effetti avrà questa scoperta nel breve periodo.
Mettendo sotto la lente di ingrandimento questi dispositivi, i ricercatori sarebbero riusciti ad accedere ai dati personali degli utenti che comprendono dati di accesso ai servizi di Google e terze parti, contenuti multimediali come foto e video e altre informazioni, dimostrando come la funzione di reset non riesca a cancellare in maniera definitiva tutti i dati contenuti nel telefono. Un problema che rischia di mettere in pericolo gli utenti, soprattutto quando si decide di vendere il proprio dispositivo credendo di aver cancellato tutte le informazioni personali. Non resta che attendere per scoprire quali effetti avrà questa scoperta nel breve periodo.
venerdì 8 maggio 2015
ITALIANI GENTE DI SANTI E.... SCARICATORI
Una recente indagine di Musicmetric, ha reso noto come gli italiani nel primo semestre del 2012 abbiano scaricato 33 milioni di files pirata. L’Italia è terza nella classifica mondiale preceduta solamente da Regno Unito e Stati Uniti. Andiamo a vedere in dettaglio.
La diffusione di sistemi P2P basati su Torrent ha portato molte persone a scaricare in modo illegale molti files coperti da copyright. Uno dei settori più colpiti da tutto ciò è quello musicale che ovviamente si ritrova a non poter affrontare il P2P ad armi pari. Molto frequentemente, infatti, non è possibile comprendere la tipologia e la corrispondenza di un file leggendo solamente il nome o le caratteristiche, infatti se viene scaricato un file contenente il nome Jovanotti, non è direttamente collegabile all’artista bensì coloro che stanno monitorando il traffico devono scaricarne una versione per provare che il file sia correlato o meno all’artista.
Un altro dato che riguarda la diffusione del P2P e dei downloads illegali è una vera e propria classifica creata dal progetto MYPROBE (Monitoring, Identifying & Profiling Bittorrent Publishers), che si tratta di una collaborazione tra Universidad Carlos III de Madrid, Institute IMDEA Networks, University of Oregon e Technische Universität Darmstadt, e dal quale è emerso come gli Stati Uniti si posizionino al primo posto seguiti da Regno Unito ed Italia. Il nostro Bel Paese, infatti, si piazza in terza posizione con 33 milioni di files illegali scaricati nel primo semestre del 2012, quando nazioni come Canada, Brasile ed Australia sono dietro a noi con circa “soli” 20 milioni di downloads. Gli artisti più ricercati a livello mondiale sono ovviamente Rihanna, Lady Gaga, Eminem, Kate Perry, Justin Bieber ed infine Michael Jackson. Per quanto riguarda gli artisti italiani, primo fra tutti si piazza Jovanotti al 564° posto della classifica mondiale, seguito da Vasco Rossi 638° posto ed infine Ligabue 740° posto. Da questo studio emerge, quindi, come gli italiani adorino il P2P e siano abituati a scaricare musica digitale a costo zero per riempire i propri devices. Cosa ne pensate?
La diffusione di sistemi P2P basati su Torrent ha portato molte persone a scaricare in modo illegale molti files coperti da copyright. Uno dei settori più colpiti da tutto ciò è quello musicale che ovviamente si ritrova a non poter affrontare il P2P ad armi pari. Molto frequentemente, infatti, non è possibile comprendere la tipologia e la corrispondenza di un file leggendo solamente il nome o le caratteristiche, infatti se viene scaricato un file contenente il nome Jovanotti, non è direttamente collegabile all’artista bensì coloro che stanno monitorando il traffico devono scaricarne una versione per provare che il file sia correlato o meno all’artista.
Un altro dato che riguarda la diffusione del P2P e dei downloads illegali è una vera e propria classifica creata dal progetto MYPROBE (Monitoring, Identifying & Profiling Bittorrent Publishers), che si tratta di una collaborazione tra Universidad Carlos III de Madrid, Institute IMDEA Networks, University of Oregon e Technische Universität Darmstadt, e dal quale è emerso come gli Stati Uniti si posizionino al primo posto seguiti da Regno Unito ed Italia. Il nostro Bel Paese, infatti, si piazza in terza posizione con 33 milioni di files illegali scaricati nel primo semestre del 2012, quando nazioni come Canada, Brasile ed Australia sono dietro a noi con circa “soli” 20 milioni di downloads. Gli artisti più ricercati a livello mondiale sono ovviamente Rihanna, Lady Gaga, Eminem, Kate Perry, Justin Bieber ed infine Michael Jackson. Per quanto riguarda gli artisti italiani, primo fra tutti si piazza Jovanotti al 564° posto della classifica mondiale, seguito da Vasco Rossi 638° posto ed infine Ligabue 740° posto. Da questo studio emerge, quindi, come gli italiani adorino il P2P e siano abituati a scaricare musica digitale a costo zero per riempire i propri devices. Cosa ne pensate?
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